Il pandoro, l’altra faccia del Natale

Il pandoro, l’altra faccia del Natale

Da sempre, il periodo natalizio vede la contesa tra due fazioni: i sostenitori del panettone e quelli del pandoro, quasi fosse una sorta di derby.
I due dolci sono come le due facce di una medaglia e finiscono per contrapporsi ma, in realtà, sono entrambi deliziosi. Perciò, la disputa non dovrebbe basarsi su quale sia il migliore ma su quale mangiare per primo!
Di certo il pandoro resta il preferito di chi non ama canditi e uvetta, il suo impasto morbido e la mancanza di crosta lo fanno apprezzare soprattutto dai bambini più piccoli, ma non solo.
La forma tipica, a stella di otto punte, si presta a creare composizioni suggestive, come un albero di Natale, tagliando semplicemente a fette il pandoro in senso orizzontale. Facile, veloce e di grande effetto, anche per chi non ha nessuna dimestichezza in cucina!
Se il panettone si riconosce per il suo aroma di agrumi, il pandoro si caratterizza per il profumo di vaniglia e la consistenza burrosa dell’impasto.
Proprio perché contiene una grande quantità di burro, il pandoro si gusta meglio se prima di servirlo lo si riscalda un poco, così da ammorbidirlo e liberarne gli aromi.

L’invenzione del pandoro

Del pandoro conosciamo in parte la storia, attestata da documenti e fonti ufficiali.
Fu inventato da Domenico Melegatti nel 1894, nella città di Verona, e a lui fu intestato il brevetto per ricetta, nome e forma del pandoro, rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura e Commercio.
L’invenzione del signor Melegatti trae spunto da una ricetta tipica della sua città, un impasto lievitato che veniva preparato la Vigilia di Natale, il “levà”. A lui il merito di averlo affinato tanto da creare un dolce unico, dal sapore inconfondibile e la morbidezza inimitabile.
I principali ingredienti del pandoro sono pochi e semplici: uova, burro, farina e lievito, ed è importante che siano freschi e genuini, ma la magia della perfetta lievitazione è dovuta alla lunga e complessa lavorazione, che mise a punto il suo inventore.

Fin qui la storia certa del pandoro. Dopodiché, si moltiplicano le attribuzioni della discendenza del pandoro a diversi dolci.
Chi lo vuole erede del “pan de oro” veneziano, per la forma che ricorda un cono e l’usanza di coprirlo di impalpabili foglie d’oro.
Chi ritiene che abbia preso ispirazione dal pane viennese, dall’impasto burroso che somiglia alle tipiche brioche francesi.
Infine, chi lo fa risalire alla fine del ‘200, quando fu inventato il “nadalin”, un dolce dedicato al primo Natale di Verona sotto la guida della famiglia Della Scala.
Insomma, le ipotesi sulle origini del pandoro sono tante ed è difficile indicare quale sia la più attendibile.
In ogni caso, ciò che conta è che oggigiorno possiamo gustare un dolce delizioso, frutto di una vera passione per l’arte culinaria e dell’impegno per elevarne le tecniche produttive.

I pandori artigianali, per veri gustai

Ancora oggi per poter produrre un pandoro tradizionale bisogna seguire con scrupolo le indicazioni della ricetta originale, che richiede parecchie ore da dedicare alla lievitazione e fino a sette impasti in successione.
È un lavoro davvero lungo e complesso, che non tutti sono in grado di eseguire con la giusta maestria.
Perciò, i pasticceri che propongono un proprio pandoro artigianale sono pochi.
Tra quei pochi ci siamo noi della pasticceria Bonfi!
Da noi trovate un pandoro fatto con ingredienti selezionati con cura, senza l’aggiunta di conservanti, coloranti e additivi.
Far rivivere sapori dimenticati e creare un prodotto unico è ciò che ci ripromettiamo di fare.
Solo così potete assaporare il gusto del vero pandoro tradizionale, così buono da leccarsi le dita!
Un prodotto originale e di qualità, perfetto anche per essere regalato.

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